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Ostuni


Adagiata su ben tre colline, proprio all' estremo limite delle Murge orientali, Ostuni domina una grande piana cosparsa di orti, olivi, mandorli, viti, fichi ed altre piante da frutto. Si trova su di una posizione pittoresca, sulla dorsale declinante delle colline murgiane, di fronte ad un mare che sembra una pennellata d' azzurro tracciata all' orizzonte. E' come un presepe immacolato di case di tipo orientale, unite tra loro da in grossi isolati, con tetti a terrazze, destinati a raccogliere le acque piovane, e con volte appena emergenti dai piani di essi. E' un presepe candido e luminoso, che segue l' andamento ed il rilievo delle colline, e che risalta netto dal cielo di cobalto. E' un presepe suggestivo, che al visitatore dà la sensazione di compiere un tuffo nel passato e di avvertire che il tempo si è fermato.
La città vecchia, che si trova adagiata su di un colle isolato ed in gran parte cinta ancora dalle muraglie e dalle torri, è una ragnatela di strade strette e di vicoli

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tortuosi che rappresentano il Borgo Antico o, come meglio è conosciuto dagli ostunesi, "La Terra". Questi sono profondamente incisi nell' ammasso degli isolati, girano e salgono il pendio del colle fino alla sommità, raggiungendo le sagome scure della quattrocentesca Cattedrale, dalla bellissima facciata tardo-gotica, e dalla settecentesca chiesa delle monacelle. E tutte l stradette ed i vicoli si articolano in due modi: le prime girano a cerchi concentrici intorno al vertice, percorrendo i fianchi della collina; gli altri i dipartono dal cerchio maggiore, salgono mediante scalinate verso la sommità, s'inerpicano per le balze scoscese per raggiungere la vetta ove è sita la Cattedrale. E si incrociano in vario modo, in angoli impensati, in piazzette silenti, dove i bimbi giocano a loro piacimento, senza essere condizionati da problemi di traffico, e le loro madri, sedute sui gradini dell' uscio di casa, conversano tranquillamente con le vicine. Si notano subito i bianchi isolati sorretti da archi e mezz' archi rampanti, addirittura da buie cavalcavie, e coronati da una selva di camignoli e di abbaini. Spesse volte i bianchi isolati sono interrotti, nel loro monotono candore, da finestre con mensole sporgenti, da qualche oscuro portale i palazzo patrizio e da qualche vecchia insegna araldica lapidea. Tutte queste sequenze architettoniche, che riflettono il linguaggio di molte generazioni scomparse da secoli, hanno il volto ed il fascino dell' Oriente. Che dire poi del territorio ostunese? La città ed il corone collinare lo dividono in due parti: la prima, dalle colline al mare, è denominata dal popolo "Marina", la seconda, dalle colline nell' interno è denominata "Selva". La Marina, pianeggiante e leggermente inclinata verso il mare, è coltivata intensivamente ad oliveto, però con i filari degli olivi si alternano quelli delle mandorle; la Selva, una grande terrazza fortemente ondulata verso ponente, quasi pianeggiante verso scirocco, è coltivata a vigneti, ma non vi mancano gli olivi, i terreni seminativi, i pascoli.
Intorno alla città crescono rigogliosi gli orti, disposti a grande scacchiera per la rotazione delle colture. Ma il segno caratteristico della coltivazione ostunese, l' impronta nativa, la nota dominante è data dall' albero di olivo. Vegetazione di colossi, in interminabili filari per lungo e per largo, come giganti schierati a battaglia. I filari continuano sempre, senza tener conto dei muriccioli a secco che dividono le proprietà, senza tener conto delle strade, degli avvallamenti di terreno e delle alture, continuano fino all' infinito. In nessuna terra pugliese, forse d' Italia, l' olivo cresce così alto, ampio e solenne come in Ostuni. A ragione questa città è denominata la "Bianca regina degli olivi": infatti li possiede, li coltiva, li guarda e li domina dall' alto delle sue colline.
Quanti secoli contano? Sono certo antichissimi. La tradizione popolare dice che gli olivi ostunesi furono piantati dai Saraceni, detti anche Mori. E la piccola piazza medioevale di Ostuni era denominata "Piazza del Moro", perché un emiro saraceno vi costruì una torre e accanto una reggia, ove fissò la sua residenza. Se vi risiedette un emiro, non potevano mancare i sudditi, i soldati, i magistrati, i mercanti, gli agricoltori. La stessa tradizione dice che i Mori, i quali erano giunti nell' anno 769, avendo considerata l' idoneità del suolo ostunese per l' olivo, dalla discesa dei monti fino alle sponde del mare, ne piantarono boschi interi. Benché in seguito furono discacciati da queste nostre contrade dall' imperatore franco, pure col pensiero ai loro piantati sudori, dopo cinquant' anni tornarono di nuovo, anzi molti si fecero cristiani, pur di non abbandonare mai più gli oliveti da essi piantati.
Quanti secoli contano gli olivi ostunesi? Più di un migliaio di anni. Tronchi enormi spaccati e contorti, grotte profonde scavate automaticamente dentro la ceppaia. Sono piantati a grande distanza l' uno dall' altro. Lunghe file di colonne tortili, a perdita d' occhio, sostengono il padiglione d' argento.

tratto dal libro Ostuni dall' obiettivo del 1978, testo di Don Luigi Roma

segnalato da pugliaweb e da CercainOstuni

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